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Paragrafo 3 . Nascita e diffusione degli ordini mendicanti.

     
Gli  ordini  religiosi impiegati dalla Chiesa nella  lotta  contro  le
eresie predicavano, al pari dei movimenti eretici che erano chiamati a
reprimere, una pi rigorosa adesione all'ideale cristiano, nell'ambito
tuttavia   dell'autorit  e  della  dottrina   cattoliche.   Essi   si
distinguevano dalle altre congregazioni monastiche per la decisione di
operare  a contatto con la societ urbana, nella realt quotidiana,  e
per  la  scelta della povert assoluta: erano perci definiti  "ordini
mendicanti".  Quelli che realizzarono pi compiutamente  questo  nuovo
modello  di vita monastica, e che ebbero una vastissima diffusione  in
tutta  Europa,  furono l'ordine dei frati predicatori,  o  domenicani,
sorto  per iniziativa di Domenico di Guzmn (1175-1221), ecclesiastico
castigliano  di  nobile  famiglia,  e  quello  dei  frati  minori,   o
francescani,  fondato agli albori del tredicesimo secolo da  Francesco
d'Assisi (1182-1226).
     Inviato  dal  re  di  Castiglia  nella  Francia  meridionale  per
cercare di riportare i ctari alla fede cristiana, Domenico si accorse
ben  presto  delle  superiori capacit dialettiche  degli  eretici  e,
viceversa,  dell'incapacit del clero cattolico di  controbattere  gli
avversari.  Perci  si  convinse che, per  sconfiggere  la  diffusione
dell'eresia, egli avrebbe dovuto non solo fornire un esempio  di  vita
cristiana  povera,  rigorosa e moralmente  ineccepibile,  come  quella
mostrata dai ctari, ma anche perfezionarsi nella dottrina teologica e
nell'arte della predicazione.
     Ecco  quindi che Domenico e i suoi seguaci, costituiti in  ordine
nel  1216, perseguendo tale strategia, divennero in breve tempo i  pi
colti  depositari  della dottrina cristiana e i pi abili  predicatori
della  parola di Cristo; e, come tali, avrebbero costituito  il  nerbo
dell'Inquisizione contro gli eretici.
     Diversamente da Domenico, Francesco non era un sacerdote,  n  un
monaco,  ma  il  figlio  di un ricco mercante  di  Assisi.  Dopo  aver
trascorso  la giovinezza dedicandosi alla pratica delle  armi  e  alla
vita mondana, egli attravers un profondo travaglio spirituale, che lo
port  a decidere di seguire alla lettera il messaggio evangelico:  si
spogli di tutti gli averi e, seppur contrastato fermamente dal padre,
si  ritir  in  assoluta povert fuori della citt,  dedicandosi  alla
questua,  alla  cura dei malati e dei bisognosi, ed alla predicazione.
Raggiunto  da  alcuni  compagni,  egli,  pur  non  contestando  n  la
gerarchia, n la dottrina cattolica,
     
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     elabor  una semplice regola informata alla povert, alla carit,
alla fratellanza con gli uomini - fraternitas, da cui fratres, frati -
e con tutta la natura.
     Anche  se  la prima regola proposta da Francesco nel  1210  aveva
ricevuto l'approvazione orale di Innocenzo terzo, i francescani  erano
visti  con  sospetto  dalle  gerarchie  ecclesiastiche  a  causa   del
contenuto   profondamente  innovativo  del  loro   messaggio,   e   in
particolare per l'esaltazione della povert e della non violenza,  per
il  rigoroso egualitarismo delle loro comunit e per l'aspirazione  ad
un  radicale  rinnovamento di tutta la societ  cristiana.  Tutto  ci
ritard  l'approvazione canonica della regola, che ottenne il consenso
di  papa Onorio terzo solo nel 1223, dopo essere stata depurata  dalle
parti ritenute pi eversive. Amareggiato e indebolito dalle fatiche  e
dalle  malattie,  Francesco  trascorse gli  ultimi  anni  di  vita  in
solitudine  e  in  sofferenza nei pressi del  monte  della  Verna,  in
territorio aretino.
     Il movimento francescano ebbe invece un successo immediato tra  i
fedeli,  tanto che la fondazione del primo ordine maschile fu  seguita
dalla  istituzione di un secondo, femminile, quello delle  "clarisse",
fondato  da santa Chiara d'Assisi, una seguace di Francesco ritiratasi
a  vivere  in convento in povert ed in regime di clausura,  e  di  un
terzo  ordine formato da laici, detti appunto terziari, che  avrebbero
dovuto praticare nella vita quotidiana la regola francescana.
     Nel  corso  del  secolo tredicesimo i conventi  di  domenicani  e
francescani si diffusero a macchia d'olio in tutto il mondo cristiano,
superando   il  migliaio  e  concentrandosi  soprattutto  nelle   aree
cittadine.
     Mentre,  fino  ad allora, gli appartenenti agli ordini  monastici
si  trovavano  generalmente  isolati e lontani  dalle  nuove  esigenze
sociali,   domenicani   e   francescani,  invece,   dovendo   ricevere
un'adeguata preparazione religiosa in vista della predicazione, furono
costretti a frequentare le scuole vescovili e le universit urbane.
     Nelle  citt, nuovi motori dell'Occidente, dove pulsava  la  vita
economica  e culturale, gli ordini mendicanti divennero i protagonisti
della vita religiosa, dedicandosi ad opere di carit con il sostegno e
l'aiuto  dei  fedeli, attirando folle di seguaci con la potenza  della
loro  predicazione  e divenendo spesso consiglieri  e  confessori  dei
potenti.
     L'originario  messaggio di Francesco, incentrato sull'umilt,  la
povert vissuta come scelta, come dono, e la fraternit, non era stato
dimenticato.  Per  questo,  alla morte del santo,  nacque  all'interno
dell'ordine   francescano   un  forte   contrasto   fra   coloro   che
rivendicavano  l'applicazione integrale della regola primitiva,  detti
"spirituali",  e  quelli  che  invece,  appoggiati  dalle   gerarchie,
volevano attenuare quel rigore originario e introdurre anche  forme  -
se pur collettive - di propriet, conosciuti come "conventuali".
     Dai  primi  scatur  un movimento, quello dei "fraticelli",  che,
staccatosi dall'ordine, ader senza riserve alle istanze dei poveri  e
degli  emarginati,  finendo  nel  secolo  quattrodicesimo  per  essere
considerato eretico e venendo per questo perseguitato.
     Tra  le fila dei francescani e dei domenicani emersero i maggiori
dotti del tredicesimo secolo: Alberto Magno, Tommaso d'Aquino, Ruggero
Bacone, Giovanni Duns Scoto.
     Questi  pensatori cercarono di risolvere in modo  sistematico  il
contrasto  tra  fede  e  indagine razionale che  era  emerso  dopo  la
riscoperta  di  Aristotele da parte dei filosofi  arabi,  tentando  in
vario  modo di porre la scienza, ed il ragionamento, a servizio  delle
verit di fede.
     
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     Tale  tentativo di conciliazione tra fede e ragione  coinvolse  i
pi  illuminati  intellettuali cristiani e produsse il pi  importante
movimento  filosofico medievale, il tomismo-aristotelismo, cos  detto
dall'interpretazione cristiana del pensiero aristotelico da  parte  di
Tommaso d'Aquino.
     Il  rapporto  tra fede e ragione divenne il tema preferito  della
"scolastica", la filosofia e la teologia delle scholae riconosciute  -
scuole  vescovili  e universit -, che ebbe il suo  momento  pi  alto
proprio in questo secolo.
